Diluvio Universale

by / Commenti disabilitati su Diluvio Universale / 979 View / 6 Febbraio 2021

a cura del Dr. Giovanni Lorusso ( IK0ELN – 1GIR00)

DILUVIO UNIVERSALE

L’arca di Noè è una grande imbarcazione costruita da Noè per sfuggire al Diluvio Universale per preservare la specie umana e gli altri esseri viventi (Fig.1) Il racconto biblico è strutturato in modo per portare l’umanità a scontare i suoi peccati e anche per sottolineare che Dio non dimentica l’uomo giusto e le altre sue creature. Questo è quanto riportato nella Bibbia nei capitoli 6, 7, 8 del libro della Genesi ma anche nel testo sumerico La Genesi di Eridu, successivamente ripreso nella “Epopea di Gilgamesh” nel quale riporta l’incontro tra un semidio e Utnapishtim/Utanapishtim, cioè il Noè della cultura babilonese.
I Sumeri raccontano che tra i due fratelli Enki ed Enlil, i due figli di Anu, signore dell’Impero, c’era una continua rivalità. E poiché Enki amava la sua creatura decise che l’avrebbe affrancata dai suoi creatori, grazie alla possibilità di riprodursi autonomamente: diede loro la capacità che l’avrebbe resa simile agli dei, senza richiedere l’approvazione del fratello più grande. Un particolare che ci ricollega ai racconti biblici è rappresentato dal fatto che Enki era raffigurato anche come serpente, la creatura che dona ad Eva la capacità di riprodursi.
Ed a tal proposito i Sacri Testi ricordano perfettamente questo evento nel racconto del serpente che tenta la donna che la stimola a compiere quel passo che gli dei non volevano, perché sapevano che avrebbe condotto l’uomo Adàm sulla esplulsione dall’Aden  e alla libertà terrestre.

Infatti Enlil, che era il fratello maggiore, venuto a conoscenza di questa disobbedienza, cacciò il maschio e la femmina da quel luogo definito il Paradiso il quale corrispondente al gan eden della Bibbia e al kharshag sumero-accadico e li condannò a cercarsi il cibo per conto loro. Intanto era anche divenuto impossibile gestire una massa di popolazione che andava crescendo in modo incontrollato, lasciandosi andare a peccati e disubbidienza tanto che Enlil decise di utilizzare un evento naturale per eliminare i discendenti di Adàm ormai irrecuperabili.
Occorre dire che gli Anunnaki/Elohim conoscevano già che sulla Terra stava per abbattersi un’immane e inevitabile catastrofe, causata dalla forza gravitazionale esercitata dalla vicinanza di Nibiru, cioè lo slittamento delle calotte polari; un disastro  che avrebbero interessato l’intero pianeta. Una calamità che sarebbe avvenuta circa 13.000 anni fa, alla fine dell’ultima grande glaciazione; conosciuta in tutti i miti del mondo come “il Diluvio universale”.

Ma Enki, che era il creatore dell’uomo, decise di salvarne almeno una rappresentanza. Informò quindi del pericolo imminente Ziusudra/Uta-Napishtim, il Noè sumero-accadico,  dandogli le istruzioni utili per mettere in salvo se stesso, la sua famiglia e alcuni animali necessari per la sopravvivenza, in attesa del ritorno delle normali condizioni di vita. La divinità quindi fornì le informazioni  per la costruzione di un’arca capace di preservare le specie dall’imminente disastro.
Tuttavia un elemento importante nel racconto sumero è che nel diluvio non si parli di pioggia incessante di quaranta giorni e quaranta notti, ma di una grande massa d’acqua proveniente da sud e che ricopriva tutto ciò che incontrava. Una descrizione farebbe pensare a una grande onda di marea, o un enorme tsunami, oppure un catastrofico nubifragio Invece la Bibbia riporta una successione di eventi che vanno dalla fuoriuscita di acque dall’oceano, alla quale seguì la caduta di grandi quantità di pioggia.
Di pari, agli eventi riportati nella Genesi, vi è una corrispondenza con il racconto mesopotamico Vediamo ora come era fatta l’Arca di Noè. l’Arca era stata realizzata in legno resinoso, misurava 300 cubiti di lunghezza, approssimativa di 137 metri, superiore a quella di qualsiasi natante in legno che sia mai stato costruito fino alla fine del 1800. La larghezza era di oltre venti metri e l’altezza di circa 15 metri. (Fig.2)

Nel racconto biblico, è riportato il criterio che Noè seguì nella scelta della specie animale per accedere nell’arca, oltre la sua famiglia. Ma quando le acque del diluvio scesero e tornò a splendere il Sole, che ne è stato dell’arca? Vi furono parecchie spedizioni scientifiche sul Monte Ararat che è il più alto monte della Turchia e si trova nella Turchia orientale sul confine tra la regione dell’Agri e dell’Iğdır, a 22,5 km a nord di Dogubeyazit (Fig.3) Nel 1829 il medico Friedrich Parrott, dopo una scalata al monte Ararat, scriveva nei suoi appunti “viaggio ad Ararat” che “tutti gli Armeni sono fermamente convinti che i resti dell’arca di Noè sono sulla cima dell’Ararat e che, allo scopo di preservarla, nessun essere umano è autorizzato ad avvicinarsi.
Nel 1876 il Prof. James Bryce, storico ed esploratore della Oxford University, scalò il Monte Ararat fino alla cima e trovò una trave di legno lavorata a mano, di una lunghezza di 1,30 m e di uno spessore di 12 cm;  identificandolo come un pezzo dell’arca. Infine, nel 2015 l ’Agenzia Adn Kronos riportava che un gruppo di 15 archeologi cinesi e turchi ha annunciato di aver ritrovato sul Monte Ararat, nell’est della Turchia, l’Arca di Noè. Secondo l’esame del carbonio 14 il reperto risale a circa 4.800 anni fa, epoca a cui daterebbe il diluvio universale raccontato dalla Bibbia, a cui Noè e la sua famiglia sopravvissero proprio grazie all’Arca (Fig.4)

Fin qui il pensiero religioso; ma la scienza come si esprime? Al riguardo non ci sono risposte scientifiche, ma soltanto supposizioni. Sebbene non ci sono certezze, pare che teoria più accreditata riguarda lo scioglimento dei ghiacci dopo una glaciazione (Fig.5) e, di conseguenza, innalzamento dei mari.
Anche se sappiamo che trattasi di un fenomeno climatologico, cerchiamo di capire che cosa è una glaciazione. Diciamo che il termine era glaciale indica un lungo periodo di tempo della storia climatica della Terra, in cui si registra un forte aumento delle calotte glaciali sulla superficie terrestre, dovuto ad un generale abbassamento della temperatura media globale.

Quindi una condizione climatica che in glaciologia, caratterizza un periodo di tempo della storia climatica della Terra in cui le calotte polari sono ricoperte da uno strato più o meno spesso di ghiaccio. Ed è proprio dalla glaciologia, la scienza che studia i ghiacci, che giunge il suggerimento di questo evento calamitoso probabilmente dovuto al rapido scioglimento dei ghiacci che avvolgevano l’intero pianeta e, di conseguenza, l’innalzamento dei mari che si riversarono sulle terre emerse. Un fenomeno che potrebbe ripetersi ai giorni nostri se non porremo fine ai cambiamenti climatici!

Dr. Giovanni Lorusso (IK0ELN – 1GIR00)