Una estinzione di massa

by / Commenti disabilitati su Una estinzione di massa / 1036 View / 10 Aprile 2021

a cura del Dr. Giovanni Lorusso ( IK0ELN – 1GIR00)

UNA ESTINZIONE DI MASSA

La Terra si è formata circa 4,560 miliardi di anni fa dalla nebulosa solare. Ed in questi 4,560 miliardi di anni sono avvenuti tantissimi sconvolgimenti sul nostro pianeta. Noi non eravamo ancora presenti, in quanto l’essere umano ha abitato il pianta Terra a partire da 200 000 anni fa. Però oggi, grazie alle sofisticate attrezzature che l’uomo dispone, siamo in grado di capire quegli eventi accaduti in passato che hanno modificato l’andamento del del pianeta azzurro chiamato Terra.
Procediamo con ordine. E’ acclarato ormai che 65 milioni di anni fa un enorme asteroide, grande quanto il Monte Bianco, cadde sulla Terra è decretò la scomparsa dei dinosauri ed altre forme di vita (Fig.1).

Ma la più grande estinzione di massa nella storia della Terra avvenne circa 252 milioni di anni fa, ovvero alla fine del Paleozoico. La vita sulla Terra subì la più grave estinzione di massa mai registrata a causa della enorme quantità di Anidride Carbonica (CO2) espulsa dalla intensa attività vulcanica (Fig.2).
Si trattò di un’estinzione  che, nel giro di poche magliaia di anni, portò alla scomparsa di circa il 70% delle specie terrestri e di oltre il 95% delle specie marine. Le cause del perché la Terra sia diventata inospitale per la vita in maniera così rapida è stata attribuita alla mancanza di ossigeno ed alla presenza di di anidrite carbonica nell’atmosfera terrestre.

Un attento studio condotto da un team internazionale di scienziati coordinati dal GEOMAR Helmholtz Zentrum für Ozeanforschung Kiel e dall’Helmholtz Zentrums Potsdam – Deutsches Geo Forschungs Zentrum GFZ (Fig.3) in stretta collaborazione con l’università degli studi di Ferrara e l’università di Milano, fornisce un quadro unitario e convincente sui meccanismi che hanno portato a questa estinzione e sulle sue conseguenze. I ricercatori dell’università di Ferrara infatti si sono avvalsi della conchiglia di brachiopodi fossili (Fig.4) che sono invertebrati marini con due valve comparsi circa 500 milioni di anni fa, i quali hanno dominato la vita marina nel Paleozoico.
Inoltre va aggiunto che le Dolomiti spesso riportano alla luce rocce di età Permiano-Triassica riccamente fossilifere, caratterizzate dalla presenza di brachiopodi che testimoniano gli ultimi istanti della vita nel Paleozoico (Fig.5) Affioramenti unici al mondo per l’ottimo stato di conservazione dei fossili; ai quali vanno aggiunti anche esemplari provenienti dalla Cina Meridionale che hanno confermato i cambiamenti ambientali che causarono l’estinzione».

Tra l’altro, per ricostruire l’acidità degli oceani primordiali della Terra, i ricercatori hanno analizzato gli isotopi del boro e del carbonio sulle conchiglie e l’autrice dello studio, Hana Jurikova, del GEOMAR e del GFZ all’università britannica di St Andrews, spiega che il pH delle acque marine è un perfetto indicatore delle condizioni ambientali; perchè oltre a fornire informazioni sull’acidità delle acque, permette di ricostruire le variazioni di anidride carbonica nell’atmosfera nel tempo».
Questo il sistema di ricerca utilizzato dal team di scienziati che ha potuto determinato il meccanismo dell’estinzione alla fine dell’era Paleozoica: l‘enorme quantità di CO2 emessa dai vulcani durante la fase parossistica nell’area della Siberia. Di pari, attraverso un modello estremamente sofisticato consentito di studiare gli effetti disastrosi dell’emissione di gas serra, nonchè simulare i drastici processi avvenuti sul nostro pianeta.
A questo va aggiunto il lavoro di ricerca da parte dell’Università di Ferrara, la quale sostiene che le emissioni di CO2 causarono l’acidificazione degli oceani, ma anche un riscaldamento globale con livelli letali per la maggior parte degli organismi viventi.

Inoltre causarono anche cambiamenti drammatici nei processi di alterazione delle terre emerse e nel ciclo dei nutrienti negli oceani che decimarono gli ultimi organismi sopravvissuti.
A conclusione la D.ssa Lucia Angiolini, responsabile dell’unità di ricerca dell’università degli Studi di Milano per il progetto BASE-LiNE Earth – Innovative Training Network finanziato dall’Ue, e co-autrice dello studio afferma: «Lo studio multidisciplinare delle conchiglie dei brachiopodi fossili ha un potenziale enorme per accrescere le nostre conoscenze sulla coevoluzione della vita, dell’ambiente e del clima sul nostro pianeta e questo è possibile in grandi progetti di collaborazione internazionale come BASE-LiNE Earth».

Ebbene abbiamo tanta familiarità con la Terra che non sarebbe necessario aggiungere altri dettagli. Ma la scienza non si limita soltanto ad osservarla, anche se la veduta globale del nostro pianeta è stata resa disponibile soltanto dopo il progetto Apollo diretto alla Luna. Quindi non si può dire che ormai della Terra sappiamo tutto! La scienza indaga nel passato del nostro pianeta alla ricerca di risposte relative ad eventi che hanno caratterizzato fenomeni all’apparenza inspiegabili.
La Terra è la nostra casa; e come ogni buon padrone di casa, ha bisogno di conoscere gli angoli più remoti.

Dr. Giovanni Lorusso (IK0ELN – 1GIR00)